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↳ Notre-Dame 2026 · Il Saluto Militare · Apollo 16 - Alan Turing - Nautilus - Calypso - Salvo D'Acquisto - ANMCRI - Salvatore Todaro - ALICE BALL
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↳ Notre-Dame 2026 · Il Saluto Militare · Apollo 16 - Alan Turing - Nautilus - Calypso - Salvo D'Acquisto - ANMCRI - Salvatore Todaro - ALICE BALL
Storie di servizio e Umanità nel
Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana
e dell'Universo Volontariato
Cosa resta nel cuore di chi sceglie di non voltarsi dall'altra parte?
Non sono i protocolli, né le procedure mandate a memoria.
Quello che resta è il freddo di una notte passata a cercare tra le lamiere, il peso di un nome che non si riesce a dimenticare, il silenzio di un addio che non ha avuto il tempo di diventare parola.
"Sotto la stessa croce" non è il resoconto di imprese eroiche, ma il diario intimo di chi ha scelto di restare dove il mondo crolla. In queste pagine, l’autore si spoglia di ogni corazza per mostrare la sua parte più fragile: quella che, mentre stringe la mano a uno sconosciuto, pensa ai propri familiari a casa.
Un viaggio profondo che attraversa i mille volti del servizio — dalle specializzazioni tecniche dell'N.B.C.R. all'umiltà silenziosa del soccorso sociale, fino alla dedizione storica del Corpo Militare e delle Crocerossine.
Un mosaico di vite dove ogni talento trova il suo posto e dove soccorrere non è solo una missione, ma la scelta quotidiana di restare umani.
Insieme.
«Bisogna marchiare il vuoto. Bisogna trovare uno specialista che sappia dare un nome qualunque alla mia nudità.»
Che cosa succede se lo specchio in cui Luigi Pirandello ha frammentato l’identità moderna diventa il display retroilluminato che ognuno di noi si porta in tasca?
Per Vitangelo Moscarda — da tutti chiamato Vito — la catastrofe non nasce più soltanto da un naso storto, ma dalla scoperta che la sua intera esistenza è stata replicata, deformata e imprigionata nello sguardo degli altri.
Vito scopre di non essere uno, come credeva, ma centomila persone diverse. E, soprattutto, di essere nessuno per se stesso.
Inizia così una demolizione feroce e ironica del proprio io. Ma la Normalità non tollera il vuoto: ha bisogno di definirlo, curarlo, giudicarlo, rinchiuderlo dentro una forma.
Uno, nessuno e centomila 2.0 è una reinterpretazione contemporanea del capolavoro pirandelliano, in cui Antonio Biancardi riporta l’interrogativo di Moscarda al nostro presente: un romanzo febbrile sull’identità, sull’apparire e sulla paura di non essere più nessuno.
«Io non concludo. La vita non conclude. Sono il vuoto che rimane quando avete cancellato ogni nome.»
C’è un momento preciso, nel cuore di un’emergenza, in cui il rumore del mondo si spegne e resta solo il battito di chi soccorre e di chi attende. Antonio Biancardi abita quel silenzio da oltre ventidue anni.
Uomo di Croce Rossa, impegnato sia nel volontariato civile che nel Corpo Militare Volontario, ha imparato sulla strada che il servizio non è un abito che si dismette, ma una pelle che ti resta addosso. È convinto che la missione non finisca quando si chiude l’armadietto, perché la Croce Rossa non è un’organizzazione, ma un modo di stare al mondo.
Specializzato anche in ambiti complessi come il nucleo N.B.C.R. (Nucleare, Biologico, Chimico, Radiologico), Antonio ha scoperto che la tecnica è uno strumento fondamentale, ma resta un guscio vuoto se non viene riempito di umanità.
Dalla necessità di non dimenticare i volti incontrati e la fratellanza nata tra i "giganti di ferro" del Treno Ospedale, ha dato vita a Scripta Humanitas. Per lui, scrivere è un atto di servizio necessario quanto il soccorso tecnico: la sua missione è Soccorrere la Memoria.
Nel suo primo libro, "Sotto la stessa Croce", Biancardi si spoglia di ogni corazza per mostrare la sua parte più fragile: quella che, mentre stringe la mano a uno sconosciuto nel freddo di una notte tra le lamiere, pensa ai propri familiari a casa. Non è un resoconto di imprese eroiche, ma un diario intimo dove l’umiltà del soccorso sociale e la dedizione delle Crocerossine si fondono in un mosaico di vite.
La sua filosofia è racchiusa in una domanda semplice: “Se posso farlo, perché non farlo?”. È questa spinta che lo porta a non voltarsi mai dall'altra parte, convinto che se la storia ci consegna i fatti, è l’emozione a consegnarci il senso.
Perché, come ama ripetere:
“Se credi che il mondo possa migliorare, lo stai già cambiando. Lo rendi un posto migliore”.
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