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↳ Notre-Dame 2026 · Il Saluto Militare · Apollo 16
Il saluto militare è un gesto universale, eppure ogni volta che portiamo la mano alla tempia, compiamo un rito che attraversa i secoli. Per chi come me indossa una divisa, questo atto non è solo una formalità, ma un linguaggio silenzioso che unisce i soldati di tutto il mondo.
Le radici di questa tradizione affondano nel cuore del Medioevo europeo. A quel tempo, i cavalieri erano protetti da pesanti armature e il loro volto era nascosto dall'elmo. Per farsi riconoscere dai propri superiori o dagli alleati, i soldati portavano la mano alla fronte nell'atto di alzare la celata (la visiera dell'elmo).
Questo semplice movimento serviva a mostrare il volto, rendendo possibile l’identificazione in un’epoca in cui non esistevano uniformi standardizzate e i pochi fregi di riconoscimento erano spesso poco visibili in lontananza. Anche quando le armature furono dismesse, il gesto rimase, trasformandosi nel saluto formale che conosciamo oggi.
Un'altra versione affascinante lega il saluto al duello cavalleresco: i cavalieri chinavano leggermente la visiera prima di affrontare l'avversario, un omaggio al valore del nemico. È interessante notare come nel "saluto al basco" dell'Esercito Italiano, la mano sia leggermente inclinata in avanti, quasi a mimare proprio la chiusura della visiera in segno di rispetto.
Ma c'è un significato ancora più profondo e umano: proprio come la stretta di mano civile, il saluto militare nasce come gesto di pace. Poiché la spada si impugnava con la destra, "impegnare" la mano destra portandola al capo simboleggiava la volontà di non combattere. Era la dimostrazione palese di non avere intenzioni ostili.
Oggi, questo codice d'onore è patrimonio di tutti i nostri corpi militari e civili. Dalle quattro Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica e Arma dei Carabinieri) alla Guardia di Finanza, fino ai corpi Ausiliari delle Forze Armate in cui ho l'onore di prestare servizio: il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana , il Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana e il Corpo Militare dell'Ordine di Malta. È un filo rosso che lega anche la Polizia di Stato, la Penitenziaria e i Vigili del Fuoco.
In questo spazio di Scripta Humanitas, scrivo perché credo che i simboli non debbano mai diventare gusci vuoti. Quando mi vedete in questa foto nell'atto del saluto, non sto solo eseguendo un comando. Sto onorando una storia di lealtà e spirito di servizio che parte dai cavalieri medievali e arriva fino a noi.
Soccorrere la memoria significa dare un’anima ai nostri gesti quotidiani, ricordando che dietro ogni divisa c’è un impegno di pace che viene da lontano.
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