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Ieri, al Teatro Guglielmi di Massa, ho vissuto una giornata che porterò nel cuore.
Un teatro bellissimo, un’atmosfera intensa, un’organizzazione impeccabile; ma soprattutto qualcosa che va oltre ogni aspetto formale: la sensazione di essere accolto. Pur con l’emozione addosso, non mi sono mai sentito soltanto un autore chiamato a ricevere un riconoscimento. Mi sono sentito tra amici, dentro una grande famiglia, anche accanto a persone che fino a poche ore prima non conoscevo.
Il Premio Letterario Sandomenichino non è soltanto un concorso. È una storia di cultura iniziata nel 1958, profondamente legata a questo territorio e capace, nel tempo, di aprirsi a voci, linguaggi e sensibilità provenienti da ogni parte d’Italia e oltre. La 67ª edizione ha saputo dimostrarlo con una serata vera, elegante e profondamente umana: una festa della parola, dell’arte e di ciò che esse riescono ancora a unire.
Ringrazio di cuore la Giuria per l’attenzione e il lavoro dedicati alle opere; la sua Presidente, Marina Pratici, per la sensibilità e l’autorevolezza con cui rappresenta questo Premio; e il Presidente del Premio Letterario Sandomenichino, Giacomo Bugliani, che ha condotto la cerimonia con misura, calore e grande capacità di far sentire ciascuno parte di un momento importante.
Ci sono stati passaggi di rara intensità: le interpretazioni delle opere affidate alla voce dell’attrice Alessandra Rosselli, capaci di restituire alle pagine respiro ed emozione; la suggestiva performance iniziale di Filippo Papa, Segretario Generale del Premio, artista visivo e performer; le esibizioni musicali del Quartetto “Ance Libere”, che hanno reso la serata ancora più ricca e coinvolgente. Tutto ha contribuito a creare un incontro autentico tra letteratura, musica, arte e sentimento.
Poi è arrivato quel momento: sentire pronunciare il mio nome è stato emozionante, certo. Ma l’emozione più grande è stata ascoltare il titolo del mio libro: Sotto la stessa Croce.
In quell’istante ho pensato alle persone che abitano quelle pagine. Ai loro gesti, alle loro voci, alla fatica e alla scelta silenziosa di esserci per qualcuno. Ho pensato a chi serve senza chiedere nulla, a chi resta accanto agli altri nei momenti difficili, a chi conosce il valore dell’umanità quando non fa rumore.
Quando ho scritto questo libro desideravo custodire quelle storie e farle arrivare anche a chi non le aveva vissute. Vederle riconosciute sul palco del Teatro Guglielmi, in una manifestazione così ricca di storia e di cuore, mi emoziona profondamente.
Sul diploma c’è il mio nome. Ma dentro quelle pagine ci sono tante persone.
Questo premio è di tutti noi.
Antonio Biancardi
Scripta Humanitas™
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